Il Giappone in casa nostra con le ceramiche Raku

Ho adorato queste creazioni dal primo momento, da quando la mia amica Camilla ci regalò quel vaso fatto da lei con questa tecnica.
Pezzi unici, risultato della bravura  dell'artista e di questa curiosa tecnica importata dal Giappone. 
Sabato scorso ho avuto la fortuna di visitare il negozio di Mara Funghi a Sorano...una stanza dei tesori!
Ogni pezzo è un capolavoro, frutto del suo estro e di tecniche di cottura e decorazione ben studiate per conferire agli smalti particolarissime sfumature e rilievi.
Mi piacerebbe tantissimo frequentare uno dei suoi corsi e probabilmente molto presto lo farò! 
Continuate a leggere e capirete perché questi pezzi sono così unici!

Raku significa gioire il giorno, vivere in armonia con le cose e gli uomini. 
La parola Raku ha origine dal nome di Rikyu maestro della cerimonia del tè, vissuto in Giappone nel XVI secolo. La cerimonia del tè era un evento molto importante che coinvolgeva costumi e pensiero filosofico di questo popolo. Sembra che la caratteristica della tecnica Raku sia dovuta ad un ceramista del XVI secolo della città santa di Kyoto. Egli fabbricava tegole e con la stessa tecnologia e argilla cominciò a produrre ciotole di forma tondeggiante che cuoceva in piccolo forno da lui costruito. Crescendo la richiesta del mercato incominciò ad estrarre le ciotole ancora calde dal forno servendosi di pinze di ferro. Così nacque per caso la tecnica Raku.
Oggi questa tecnica si sta diffondendo in tutto il mondo e tanti artisti sperimentano nuove processi di cottura e di colorazione; una delle più interessanti tecniche  è la “riduzione” che consiste nel togliere l’oggetto incandescente dal forno, ponendolo dentro una buca o un contenitore pieni di materiali (segatura, foglie, stracci imbevuti d'olio ecc.) e chiudendo il tutto. Questi materiali bruciando provocano la riduzione dell’ossigeno. Arrestando questo procedimento e immergendo l’oggetto nell’acqua, si provocano le cosiddette cavillature e una serie di reazioni chimiche che determinano una variazione ne riflessi di colore degli ossidi, smalti, per cui il risultato finale è unico e irripetibile. 
Nel Raku la terra, l’acqua, il fuoco e l’aria sono i protagonisti principali legati comunque alle capacità creative dell’uomo.










Il vaso della mia amica Camilla Miserocchi







3 commenti:

  1. Ho potuto lavorare a fianco di Mara e non posso che condividere le tue parole. Raku è magia, energia, gioia e condivisione! Lavorare l'argilla e far uscire dalle tue mani delle creazioni è una sensazione bellissima, una strada che riserva sempre nuove sorprese, per chi vuole sperimentare e andare avanti in un percorso artistico molto coinvolgente e anche appagante!! :-)

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    1. Grazie Cristiana :D ho visto il tuo blog e le tue creazioni sono fantastiche!
      E' proprio vero...poter godere di un oggetto nato dal nostro ingegno è una soddisfazione unica.
      Anche io ho lavorato l'argilla (anche se non ai tuoi livelli) e ricordo la sensazione di avere fra le mani come una materia "viva" e la curiosità di vederne l'evoluzione una volta aperto il forno...è una forma d'arte che apprezzo particolarmente.
      Complimenti ancora per i tuoi lavori! :)

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  2. Grazie mille! Comunque anche il tuo blog è molto bello, l'ho salvato nei miei "preferiti" ... anche a te ... buona creatività :-), ciao!!

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